“Nel nome del popolo rumeno, vittima innocente di questi due tiranni, vi chiedo la condanna a morte”. Con questa drammatica richiesta del pubblico ministero si è chiuso di fatto il processo a Nicolae ed Elena Ceausescu di cui la notte scorsa la televisione rumena ha diffuso le immagini”, così annuncia il TG1 del 27 dicembre 1989 ore 20:00, informando gli spettatori che ha avuto luogo il processo lampo e con esso l’esecuzione dei coniugi Ceausescu. Il telegiornale parla di due dittatori fieri e insolenti nei confronti dell’autorità che li giudica, a tratti increduli di ciò che sta capitando loro e che si rifiutano di rispondere alle domande (quasi retoriche) poste loro. Nel filmato del processo gli unici a essere inquadrati sono i processati.

Elena e Nicolae Ceausescu sono stati accusati e giudicati colpevoli di genocidio ai danni della popolazione rumena, colpevoli di aver affamato il proprio popolo, di averlo privato di assistenza sanitaria e di aver poco tempo prima ordinato di sparare sulla folla in rivolta, causando in totale circa 5.000 vittime. Poco dopo la pronuncia della condanna a morte per fucilazione, giustizia è stata fatta.

Alla storia e sui notiziari, la morte dei coniugi è passata come l’uccisione dei crudeli dittatori sanguinari (il soprannome di Ceausescu era difatti quello di “Vampiro dei Carpazi”) con conseguente passaggio del potere al popolo.

La fucilazione dei dittatori ha segnato la fine della cosiddetta Rivoluzione Rumena.

Tutto ha avuto inizio il 15 dicembre 1989: Laszlo Toekes, pastore protestante, viene arrestato dalla Securitate, la temuta polizia di stato, che si occupa della sicurezza della persona del dittatore e della sua famiglia. L’accusa è di aver denunciato nei propri sermoni la repressione e le dure condizioni di vita della minoranza magiara in Romania e, inoltre, di non aver seguito l’invito del vescovo di allontanarsi dalla città.

Il giorno seguente, 16 dicembre, la folla scende in piazza a sostegno del pastore e di lì a poco, e alquanto inaspettatamente, la manifestazione prende una piega antigovernativa, con tanto di urla contro Ceausescu stesso. “Abbasso Ceausescu” gridavano.

Il 17 dicembre ci sono scontri tra la folla e le forze dell’ordine con spari sui manifestanti per ordine del Conducator stesso (altro soprannome di Ceausescu, scelto per sottolineare la sua figura di guida del paese. Il termine Conducator può essere paragonato al nostro Duce).

18 dicembre. I confini in entrata e in uscita vengono bloccati.

Il 21 dicembre Ceausescu, di ritorno dalla sua visita a Teheran, vuole annunciare pubblicamente lo stanziamento di aiuti economici per la popolazione, con l’intento di sedare le rivolte.

Nonostante ciò, i presenti lo fischiano costringendolo ad allontanarsi precipitosamente dal luogo e a scappare in elicottero con la moglie Elena a Bucarest, nella base segreta di Tirgoviste.

La situazione precipita e il 22 dicembre un gruppo di insorti irrompe negli studi della televisione di Stato e annuncia in diretta la creazione di un Comitato di salute nazionale e l’arresto del Conducator e consorte, che sarebbero stati processati di lì a poco.

Nel frattempo i telegiornali internazionali, dopo aver saputo ciò che stava accadendo, mandano i propri inviati speciali sul luogo. Giornalisti raccontano di aver passato giorni duri, tra freddo, insufficienza di cibo e taglio delle comunicazioni con il mondo esterno alla Romania e quindi con il resto d’Europa. Le comunicazioni con le rispettive testate giornalistiche sono avvenute in alcuni casi addirittura grazie allo scambio di sigarette (quasi come in un paese del terzo mondo).

Tuttavia qualcosa è arrivato al resto d’Europa, ad esempio le immagini di “migliaia” di corpi ritrovati, raccontati attraverso parole evocative e toni accusatori, sconvolgendo e infiammando l’opinione pubblica.

Hanno raccontato e documentato con fotografie, prevalentemente in bianco e nero, i corpi straziati delle povere vittime del genocidio. Si diceva che i morti fossero stati scoperti in una fossa comune sulla strada per Lipova, nella periferia di Timisoara. I corpi (19 per la precisione) erano di persone decedute di recente, presentavano cicatrici evidenti, come quelle delle autopsie, ma fatte di proposito, in modo che nessuno potesse sospettare che stesse avendo luogo un massacro sistematico. Ai giornalisti era stato riferito che le persone fossero state letteralmente sventrate e ricucite proprio per simulare un’autopsia e nascondere le sevizie subite. Una delle immagini che più ha sconvolto l’opinione pubblica internazionale è stata quella del corpo di una donna adulta con quello di una bambina adagiata sopra di lei. Si diceva che fossero madre e figlia. Torturate e poi seppellite in una fossa comune. I reporter in loco hanno anche scritto di aver sentito spari, provenienti da sopra i tetti e rivolti agli insorti anche se non visibili, poiché non si capiva chi stesse sparando e chi fosse l’obiettivo.

Le autorità divulgano, attraverso la stampa internazionale, il numero dei morti causati dalla recente dura repressione delle manifestazioni antigovernative. Il numero delle vittime stimato era di 4630, cifra molto precisa per un  massacro.

Il quotidiano francese Libération è tra i primi a mandare il proprio inviato, Marc Semo, sul luogo e a mettere in evidenza con grandi titoli i propri articoli, fomentando l’indignazione dei lettori francesi.

Dunque, quando i dittatori vengono processati e giustiziati, sembra essere tutto risolto.

È stata scoperta una strage quasi attesa sia dall’opinione pubblica locale, sia da quella internazionale, i colpevoli sono stati scoperti e perfino giustiziati. Insomma, si potrebbe arrivare a pensare che il popolo, da sempre schiacciato, sia riuscito a vincere e scacciare i dittatori, riportando il paese alla democrazia.

Niente di più lontano dalla realtà dei fatti.

Ciò che è realmente avvenuto è stato confermato da coloro che hanno soppiantato Ceausescu, gli stessi che gli hanno puntato il dito contro. È stata tutta una messinscena. Il massacro non è mai avvenuto. I corpi riesumati che si diceva fossero a migliaia e che fossero stati trovati in una fossa comune erano semplicemente corpi disseppelliti dal cimitero dei poveri. Lo ha confessato il guardiano stesso del cimitero. Certamente, i coniugi a capo della Repubblica Socialista di Romania erano dei dittatori, ma non erano dei repressori sanguinari. Eppure, ci si chiede il perché di tutta la messinscena, come mai si sia resa necessaria, visto che negli altri paesi appartenenti all’URSS non è stato necessario creare rivoluzioni a tavolino per cambiarne la struttura politica e le figure al potere, in seguito alla caduta del muro di Berlino. E il dubbio, oltre che al caso specifico della Romania, si riflette su tutta la storia, o almeno su quanto ci è stato raccontato.

Prima di ragionare sulle motivazioni sottostanti alla farsa è necessario, però, trattare almeno in parte la storia del paese, cominciando con l’ascesa al potere del Conducator.

La Romania faceva parte dell’URSS, ma con alcuni tratti particolari, che forse resero necessario mettere in scena un massacro per deporre il leader del paese.

Salito al potere nel 1965, Ceausescu fece presto a imporre la sua figura di leader indipendente, ma fortemente comunista da un punto di vista ideologico. Nel 1968, difatti, decise di non partecipare più attivamente al Patto di Varsavia, nella fattispecie rifiutandosi di prender parte all’invasione della Cecoslovacchia. Questa sua presa di posizione fu tollerata dall’Unione Sovietica e diede alla Repubblica Socialista di Romania lo status di paese anticonformista e anche in un certo modo indipendente dal blocco di appartenenza. L’opposizione al Patto di Varsavia cambiò il rapporto del paese con gli esteri, in particolare con gli Stati Uniti. Difatti, i due paesi firmarono numerosi accordi economici e culturali nel corso degli anni fino alla caduta del regime. La Romania diventò membro di diverse istituzioni economiche e finanziarie internazionali, come l’Accordo Generale per le Tariffe e il Commercio (GATT) nel 1971, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRD) e fu bene accolta dappertutto in Occidente, essendo considerata un paese indipendente, benché comunista.

Il commercio tra gli Stati Uniti e la Romania crebbe fino a superare, nel 1974, i 400 milioni di dollari. Questa crescita era ostacolata, però, dalla mancanza del trattamento speciale che viene accordato dagli Stati Uniti con la clausola della nazione più favorita. La clausola comporta un vantaggio nelle tariffe doganali e venne accordata alla Romania per la prima volta nel 1975, quando il Congresso statunitense adottò la “Legge del Commercio del 1974”. Questa legge permise al Presidente degli Stati Uniti di estendere al campo comunista la concessione della clausola della nazione più favorita. Grazie alle basse tariffe doganali, le esportazioni della Romania negli Stati Uniti passarono, tra il 1975 e il 1977, da 133 milioni di dollari a 233,3 milioni di dollari. Nel 1985 ammontavano a 949,7 milioni di dollari. La clausola della nazione più favorita rese possibile che la Romania beneficiasse dei crediti della Banca di Export-Import. Il rinnovo annuale della clausola diventò il principale strumento dell’amministrazione statunitense per influenzare il comportamento della Romania. Gli Stati Uniti usarono la Sezione 402 per convincere il governo romeno a consentire l’emigrazione di oltre 180.000 persone nel periodo compreso tra il 1975 e il 1988, anno in cui la clausola della nazione più favorita cessò di essere applicata alla Romania.

Crebbero, però, gli attriti tra i due paesi.

Uno dei motivi su cui gli Stati Uniti fecero leva, fu la questione della legge sull’emigrazione. Il mantenimento della clausola dipendeva sia da ciò, ma anche da altri aspetti legati alla dottrina dei “diritti umani”, come la libertà religiosa, la scarcerazione dei dissidenti e le privazioni economiche degli strati più bassi della società. La crescita del debito estero della Romania aggiunse un nuovo motivo di attrito nei rapporti di Bucarest con Washington.

Nel corso del 1982 il debito estero romeno oltrepassava gli undici miliardi di dollari, per cui il Fondo Monetario Internazionale (FMI) intervenne ripetutamente presso Ceausescu, per spiegargli che per far fronte a tale debito e risollevare le sorti dell’economia romena era indispensabile accettare un credito a interessi crescenti.

Ceausescu chiese dunque all’Occidente un prestito (di 1,3 miliardi di dollari), affossando ulteriormente l’economia del proprio paese. Per rimediare a tutto ciò Ceausescu indisse un referendum per impedire che la Romania potesse indebitarsi con altri stati in futuro.

A partire dal 1980 la Romania esportò gran parte della produzione agricola e industriale del paese, per poter ripagare il debito contratto. Ceausescu riuscì in tal modo a saldare i propri debiti, poco tempo prima di essere giustiziato, ma a duro prezzo. Di anno in anno le condizioni della popolazione si aggravavano: denutrizione, insufficienza energetica, scarsa reperibilità di viveri e abbassamento della qualità del cibo.

Poco prima della caduta del regime, il 22 novembre 1989 si apriva a Bucarest il XIV congresso del Partito Comunista Rumeno. Il messaggio di felicitazioni inviato da Gorbaciov al “partito fratello” somigliava, più che a una dichiarazione di solidarietà, a una sprezzante ingiunzione di cambiamento alla quale il Conducator rispose per le rime, mettendo l’accento sull’indipendenza nazionale della Romania, ottenuta a prezzo di pesanti sacrifici che avevano portato finalmente al saldo del debito contratto con la Banca Mondiale. E discorsi simili Ceausescu ne faceva ogni qualvolta Gorbaciov parlava.

Gorbaciov voleva la fine di Ceausescu perché quest’ultimo era contrario ad accettare il programma di liquidazione dei regimi socialisti, perciò risulta spontaneo pensare che l’eliminazione di Ceausescu fosse stata decisa da Bush e Gorbaciov durante l’incontro di Malta.

La caduta del muro di Berlino aveva portato allo smantellamento dei regimi degli altri paesi appartenenti all’Unione Sovietica in maniera insolitamente pacifica. Non sarebbe certamente stato facile per la Romania, visto che il Conducator era l’ultimo staliniano convinto e anche a capo dello stato forse più indipendente dell’URSS.

EPILOGO

Dunque, una volta svelate le tante falsità nel gennaio del 1990, grazie alle brevi indagini condotte da un giornalista svizzero, quali furono le conseguenze sia per la stampa, sia per i manovratori della finta Rivoluzione Rumena?

La stampa internazionale ha spesso lasciato cadere la cosa, per evitare di dover rettificare e di perdere così credibilità da parte dei lettori.

Solo il quotidiano Libération, tra i primi e più accaniti a riconoscere tutta la farsa, si scusò pubblicamente per aver creduto a ciò che dava tutta l’idea di essere uno spettacolo. Inviò lo stesso giornalista Marc Semo e lo incaricò di raccontare tutta la verità che si può leggere in un suo articolo di 8  pagine. Marc Semo raccontò anche  che il suo primo articolo, viste le difficoltà di comunicazioni in piena “Rivoluzione Rumena”, era stato deliberatamente modificato e ingigantito dal proprio direttore. Sostiene di esser sempre stato poco convinto del massacro e della presunta verità dei fatti, pur senza essere in possesso in quel momento di prove concrete che dimostrassero il contrario.

I personaggi che si occuparono di gestire la rivoluzione (la messinscena è stata elaborata da altri servizi segreti, specificatamente il GRU, Direttorato principale per l’informazione), si sono, invece, insediati al potere dopo l’eliminazione di Ceausescu e rappresentarono, in maniera evidente, la convergenza di due linee, quella statunitense e quella della Russia di Gorbaciov.

In sostanza nessuno pagò, non vi furono processi internazionali, né ripensamenti. Del resto però è noto, la storia la fanno i vincitori.

 

FONTI

LIBRI

“Maschere per un massacro”, Paolo Rumiz, La Feltrinelli

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=ANKZdTbEFCQ

ARTICOLI

“Come e perché cade Ceausescu” di Claudio Veltri,  Eurasia, 10 dicembre 2009,

http://www.eurasia-rivista.org/come-e-perche-cadde-ceausescu/2478/

“1989: il falso carnaio di Timisoara” di Giovanni Petrosillo, Eurasia, 06 luglio 2010

http://www.eurasia-rivista.org/1989-il-falso-carnaio-di-timisoara/5022/

“Intervista con il generale Stanculescu, organizzatore del colpo di stato contro Ceausescu” Eurasia, 15 gennaio 2010

http://www.eurasia-rivista.org/intervista-con-il-generale-stanculescu-organizzatore-del-colpo-di-stato-contro-ceausescu/2743/

“Falsi storici: il falso massacro di Timisoara. Come i media creano la realtà” di Andrea Laruffa, Rivista Online di storia e informazione, 08 gennaio 2006

http://www.instoria.it/home/Massacro_timisoara.htm

“Immagini della menzogna” di Simona Tratzi, Peace Reporter, 29 dicembre 2005

http://it.peacereporter.net/articolo/4343/Immagini+della+menzogna

“Una rivoluzione preparata a tavolino” di Ed Vulliamy, The Guardian, 19 luglio 2009, tradotto e  pubblicato da l’Internazionale, 20 novembre 2009

http://archivio.internazionale.it/una-rivoluzione-preparata-a-tavolino

“Roumanie vingt ans après: la “Révolution” revisitée, edito da Guy Hoedts sotto la direzione di Catherine Durandin, http://www.diploweb.com, 2010

http://www.diploweb.com/IMG/pdf/Roumanie_revolution_revisitee.pdf_.pdf

“La révolution roumaine a 20 ans” di Elsa Maudet, Libération, 22 dicembre 2009

http://www.liberation.fr/planete/2009/12/22/la-revolution-roumaine-a-vingt-ans_600739

“Timisoara, un faux et intox” di Quentin Girard, Libération, 26 luglio 2013

http://next.liberation.fr/culture/2013/07/26/timisoara-un-faux-et-intox-boulette-de-fausses-images-du-charnier-roumain-sont-diffusees-en-france_921060